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Cina, Diga delle Tre Gole. Previsto trasferimento di 4,5 mln di persone
Chongqing, Cina sud-occidentale. La Diga delle Tre Gole, il più grande progetto al mondo di centrale idroelettrica, torna a far parlare di sé. Per la sua realizzazione (sarà completata entro la fine del 2008) sono stati spesi 25 miliardi di dollari; 116 città sono state sommerse dall’acqua e 1,4 milioni di persone sono state evacuate. Ma sembra che li misure adottate finora per la costruzione della grande opera non siano state sufficienti. Alti funzionari denunciano come le aree limitrofe alla Diga stiano “soffrendo” troppo: degrado ecologico, erosione e smottamenti delle colline e conflitti per accaparrarsi i terreni ancora disponibili, ovvero problemi di ordine sociale. L’Agenzia Nuova Cina ha riferito che, per ragioni di salvaguardia ambientale, nei prossimi 10/15 anni “più di quattro milioni di persone che vivono a nord est e a sud ovest di Chongqing, dove il bacino delle Tre Gole si estende per 600 km, saranno incoraggiate a trasferirsi nei sobborghi a circa un'ora di autobus dal centro della città”. Fonte Ansa
Il Governo è stato per la terza volta in Oriente in appena
un anno di lavoro, visitando nell’ordine Cina, India, Giappone e Corea del sud.
Prodi fa notare che si tratta di una “scelta strategica e non casuale”,
sottolineando la necessità di non dimenticare “che l’Italia è un paese
esportatore”.
Prodi ha anche voluto evidenziare il potenziale della Corea
del Sud, attualmente la dodicesima economia mondiale ed in continua espansione,
con un sempre più elevato bisogno di apporto tecnologico. "Abbiamo
cominciato a rimediare alle mancanze del passato – ha detto Prodi - aprendo
nuove strade sulle quali, nonostante il ritardo, procediamo a forte
velocità".
"Stiamo rimediando a un errore di analisi degli anni
passati quando non si è visto l'Asia ma anzi al massimo si parlava del pericolo
di 'invasioni'", ha fatto notare il ministro per il commercio estero, Emma
Bonino.
Tratto da Romagnaoggi.it
Cina, pioggia artificiale per combattere la siccità
Pechino fissa obiettivi per quest'anno
Pechino, 20 apr. (Apcom) - Sta per cominciare la stagione
piovosa a Pechino e la Municiplita' della capitale ha rivelato che quest'anno
ci mettera' del suo per far piovere artificialmente e combattere la siccita'
che attanaglia la citta'. L'obbiettivo e' quello di approvvigionare i bacini
idrici dislocati nella periferia che fungono da riserva per la capitale. Il
direttore dell'Ufficio Meteorologico di Pechino, Xie Pu, ha annunciato ieri che
per il 2007 l'Ufficio per la Modifica del clima, il dipartimento speciale che
si occupa di far piovere artificialmente, continuera' ad impiegare la
tecnologia gia' in uso per bombardare il cielo con aerei, cannoni e razzi per
provocare le precipitazioni.
I risultati dello scorso anno sono incoraggianti, secondo
Xie.
Nel 2006 la capitale ha accumulato 30 milioni di metri cubi
di acqua provenienti dalla pioggi artificiale, ossia l'11% di tutta l'acqua
accumulata. In piu', dei 50 mm di pioggia caduti durante tutto l'anno, piu' del
10% proveniva dalle precipitazioni indotte dall'uomo. Xie ha anche sottolineato
che lo scorso anno gli aerei dell'Ufficio per la Modifica del clima hanno
prodotto 11 giorni di pioggia, mentre i cannoni e i razzi piazzati a terra
hanno fatto piovere per 51 giorni. Prestazioni ancora maggiori si aspettano per
questa stagione: la Municipalita' di Pechino costruira' altre 16 stazioni di
distribuzione dello ioduro d'argento (la sostanza usata per seminare le nubi)
nei pressi della capitale in aggiunta alle 14 gia' esistenti. Anche perche' si
stanno sperimentando usi alternativi della pioggia artificiale, non limitata
piu' soltanto a combattere la siccita'.
Da anni questa e' un alleato delle forze forestali cinesi
per combattere gli incendi specialmente nelle regioni settentrionali dove le
precipitazioni sono molto scarse. La scorsa primavera Pechino ha usato la
tecnica dell'induzione artificiale della pioggia per lavare la citta' dalle
tempeste di sabbia che la colpiscono tra aprile e maggio. E il comitato
organizzatore dei giochi olimpici sta prospettando un impiego della pioggia
artificiale per migliorare il clima durante i Giochi e abbassare il livello di inquinamento
della citta'.
tratto da Apcom
Missione italiana a Tianjin
L'IB&M (International Business & Management) in
collaborazione con l'Aiscris (Associazione italiana società di consulenza in
ricerca innovazione e sviluppo) organizza una missione di imprenditori italiani
a Tianjin, in Cina, dall'11 al 19 maggio 2007. La missione punta a promuovere
progetti di collaborazione bilaterali in campo commerciale, industriale e
tecnologico. L'obiettivo è favorire i rapporti commerciali e produttivi, nonché
il trasferimento di conoscenza e l'adozione di tecnologie innovative, tra Pmi e
distretti produttivi italiani e partner cinesi.
Dove: Tianjin (Cina)
Quando: 11-19/5/2007
Internet/e-mail: http://www.aiscris.it/
Lazio e Corea, unite nel segno dell'innovazione
"Esistono prospettive concrete di cooperazione tra
Lazio e Corea del Sud, soprattutto nel settore della ricerca e dell'innovazione
tecnologica ". Lo ha dichiarato il 16 febbraio 2007 il presidente di
Sviluppo Lazio Giancarlo Elia Valori in occasione della visita al Tecnopolo di
Castel Romano del presidente della Corea del Sud Roh Moo-hyun. All'incontro
hanno partecipato anche il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo,
l'assessore a Sviluppo economico, ricerca, innovazione e turismo Raffaele Ranucci
e il presidente del Tecnopolo Brunetto Tini.
Valori ha definito "di interesse reciproco" la
collaborazione che può essere sviluppata tra la regione Lazio, il cui modello
industriale è ormai riconosciuto di "alta qualità", e la Corea del
Sud in un grande numero di settori: chimico-farmaceutico, tecnologia
d'informazione e telecomunicazioni, agroalimentare, moda, cinema e audiovisivo,
cartario, edilizia, ricerca scientifica e aerospaziale, nautica. Una
collaborazione, ha precisato, per il cui sostegno Sviluppo Lazio sta
"operando concretamente", e che tende non solo a migliorare gli
scambi commerciali ma soprattutto a migliorare gli investimenti in imprese
miste all'estero nei settori di interesse per i nostri partner
internazionali". In questo ambito, Corea e Regione Lazio "debbono
passare dalla fase del semplice commercio a quella della collaborazione
industriale e tecnologica". Un campo nel quale, ha sottolineato Valori,
"la grande esperienza del Lazio, che è un centro di ricerca industriale di
rilevanza europea, può essere preziosa".
"Il Tecnopolo è uno dei fiori all'occhiello della
nostra regione", ha detto Marrazzo. "Il Lazio è storicamente una
regione votata all'incontro con gli altri Paesi. La nostra - ha aggiunto - è
un'economia in crescita, che investe il 2 per cento del Pil nella ricerca. E
proprio nel campo dell'innovazione il rapporto con la Corea può rivelarsi molto
proficuo".
Il presidente Moo-hyun ha spiegato: "La sinergia tra il
Tecnopolo Tiburtino e quello di Castel Romano rappresenta un modello da seguire
per noi coreani. L'Italia ha ancora tanto da insegnarci. Proprio per questo
sono sempre di più gli studenti coreani che vengono nel vostro Paese".
La Corea è oggi l'undicesima economia mondiale, la terza in Asia dopo Cina e Giappone. Il tasso di crescita del Pil per il 2006 vicino al 4,8 per cento candida il Paese a protagonista dell'economia globalizzata del XXI secolo. L'Italia è al momento il tredicesimo partner commerciale della Corea e la visita del presidente Moo-hyun mira anche a intensificare e sviluppare gli scambi commerciali e le opportunità di investimento dall'Italia e verso l'Italia.
Vietnam, per parlare con il premier basta un click
Da adesso in poi non saranno più necessarie richieste
formali per incontrare il capo dello stato vietnamita, ma basterà un semplice
click. Il primo ministro vietnamita Nguyen Tan Dung ha deciso di rispondere in
prima persona alle domande dei suoi cittadini. Infatti attraverso l’uso di
internet la popolazione potrà interagire direttamente con il premier,
ponendogli quesiti o problematiche. Il provvedimento di attivare questo nuovo
servizio è stata preso considerando che in Vietnam ci sono circa 84 milioni di
persone di cui il 50% sotto i 35 anni e quindi più avvezzi all’uso delle nuove
tecnologie. Durante l’inaugurazione del nuovo metodo per dialogare con i
cittadini sono arrivate circa 20.000 domande di vario genere. C’è chi chiedeva
informazioni sul futuro economico del paese e chi voleva spiegazioni sulle
motivazioni che avrebbero spinto Dung ad incontrare il Papa. Ancora sono stati
diversi i quesiti sul perché lo scorso anno sia vietato di privatizzare i
media.
Insomma sembra che il Vietnam stia dando segnali di
apertura, ma le associazioni in difesa dei diritti umani frenano. Troppi siti
bloccati e filtrati.
Regione Lazio: più scambi culturali con la Cina
La Regione Lazio ha deciso di rafforzare i rapporti
culturali con la Cina. Infatti il vicepresidente del Consiglio regionale, Bruno
Prestagiovanni, insieme al capo di gabinetto della Presidenza del Consiglio,
Salvatore Bellomia, ha ricevuto una delegazione della 'China Soong Ching Ling',
tra le più importanti ONG cinesi. Durante l’incontro Prestagiovanni ha
rimarcato come sia fondamentale avviare e coltivare scambi culturali con la
Cina per “aiutare” il paese asiatico ad affrontare il problema dei diritti civili.
Yu Gulin, vicepresidente della Fondazione, concordando con il vicepresidente
del Consiglio regionale del Lazio, ha illustrato il progetto con il quale si
intende “portare nel 2008 nel Lazio il festival internazionale dei bambini
artisti che si svolge ogni tre anni a Shanghai”, sottolineando come sia
necessario rapportarsi alla Cina non solamente dal punto di vista economico ma
anche in quello culturale.
Fonte Asca
Thai AirAsia lancia la sfida.
Da Bangkok voli low-cost per la Cina
Thai AirAsia, compagnia aerea low-cost con sede in Malaysia,
ha intenzione di allargare il suo raggio d’azione introducendo nuove rotte da
Bangkok, lo scalo internazionale più grande dell’Asia. Il progetto prevede
nuovi collegamenti tra la capitale tailandese e le città cinesi di Kunming,
Chongqing, Shenzhen e Chengdu. La compagnia area acquisterà 40 nuovi A320 nei
prossimi sei anni e prevede di arrivare a schedulare 320 voli al giorno per il
2012. Già nel 2005 Thai AirAsia aveva reso pubblica la sua strategia che parlava
di un collegamento Bangkok-Kunming a prezzi stracciati (circa 25 dollari), ma
che in definitiva si è conclusa con un nulla di fatto. Speriamo che questa
volta sia più determinata.
Fonte GoKunming
La strategia anti-terremoto dello Yunnan
Lo Yunnan, provincia della Cina sud-occidentale, ha deciso
di stanziare, per i prossimi dieci anni, circa 625 milioni di dollari per
indennizzare ed assistere le famiglie che saranno danneggiate da futuri
terremoti. Dal 2000 ad oggi circa 21 scosse telluriche hanno provocato danni
ingenti a cose e persone, sopratutto nelle zone rurali vicino le città di
Kunming e Zhaotong.
Lo Yunnan è attraversata dalla faglia di Xiaojiang (causa
principale dei terremoti) che lambisce le prefetture di Dali e Lijiang fino a
sfiorare Kunming, capoluogo della provincia. Il più potente sisma mai
registrato nella capitale risale al 1833 anno in cui la città venne rasa al
suolo.
Per evitare che si possano registrare episodi di questo genere il Vice governatore della provincia, Luo Zhengfu, ha promesso, in un’intervista al ChinaGate, che tutte le famiglie a rischio terremoto riceveranno un sussidio (US$370-$625) e potranno usufruire di un servizio di assistenza tecnica per provvedere a rinforzare strutturalmente le loro abitazioni.
Cina, adozioni più difficili
La Cina dichiara guerra alle adozioni facili. In questi
giorni la stampa americana ha diffuso la notizia che il governo di Pechino stia
per varare nuove regole che impedirebbero a single, obesi e persone che hanno superato i 50 anni di poter
accogliere bambini cinesi. La novità sembra essere stata confermata da
funzionari del China Center for AdoptionAffairs (Ccaa), l'organismo
responsabile della politica delle adozioni. Le nuove regole saranno varate
visto l’impennata delle richieste dall’estero e avranno ripercussioni
soprattutto negli Stati Uniti, dove dal 1991 ad oggi sono state registrate
circa 55mila adozioni di bambini cinesi, perlopiù femmine. Da oggi in poi
saranno richiesti alle famiglie che fanno domanda di adozione test sul cancro e
sull’HIV. “L' idea - ha detto un’operatrice cinese del settore - è che per un
bambino è preferibile crescere in una famiglia con due genitori, che è meglio
se i genitori hanno una buona posizione sociale, che è meglio se non sono obesi
e non sono malati di cancro, perchè è probabile che vivano più a lungo”.
Secondo l’organizzazione umanitaria Save The Children, ogni
anno in Cina, vengono abbandonati circa centomila bambini, di questi il 90%
sono femmine. Sono invece circa 12mila quelli che ogni anno vengono adottati
dalle famiglie di vari paesi. Primi fra tutti Usa e Canada, incalzati da
Finlandia, Danimarca, Svezia e Spagna. Anche l’Italia, dopo la firma
dell’accordo bilaterale di settembre che ha visto protagonista il Ministro Rosy
Bindi, sembrerebbe preparata per accogliere i bambini cinesi.
Fonte Ansa
Vietnam-Vaticano, probabile armistizio
Il primo ministro vietnamita, Nguyen Tan Dung, incotrerà
Papa Benedetto XVI a Roma?. E’ ancora un mistero. Anche se indiscrezioni
provenienti da fonti religiose “giurano” che il Vaticano e l’ambasciata del
Vietnam a Roma stanno lavorando per questo. Già lo scorso 28 dicembre il Saigon
Times aveva annunciato questo probabile incontro citando come fonte il vice
presidente dell'Ufficio del governo vietnamita. Altre fonti riportano invece
come il primo ministro vietnamita abbia effettivamente previsto per la fine di
gennaio un “tour” a Parigi, Roma e poi Davos per il Forum economico mondiale,
ma di incontri con il Papa neanche a parlarne. Infatti il Vietnam e il Vaticano
non hanno relazioni diplomatiche e il Comitato centrale del Partito comunista
vietnamita (Pcv, al potere) potrebbe non gradire ed addirittura proibire che
questo “faccia a faccia” si realizzi
Fonte mlp/cam/ss
La Cina dichiara guerra agli stupefacenti
Tolleranza zero. E’ questa la politica adottata dal governo
di Pechino per contrastare il traffico di droga. A guidare questa campagna è
una delle province della Cina sud-occidentale, lo Yunnan. Solamente nel 2006,
in questa regione, sono state sequestrate 9,6 tonnellate di droghe illegali,
tra eroina, oppio, anfetamine, ovvero l’80% della quantità confiscata
nell’intero paese. Ammontano a 12,000mila le persone coinvolte ed arrestate, lo
scorso anno, per spaccio e traffico di stupefacenti. Lo Yunnan, situato a nord
della malfamata zona conosciuta come il Triangolo D’oro, rappresenta per i
corrieri della droga un interessante sbocco per alimentare il mercato cinese,
anche grazie e sopratutto alla mancanza di controlli alle frontiere. L’eroina
infatti proveniente da Laos, Thailandia e Myanmar arriva senza problemi a Dali
(Yunnan), centro di smistamento principale per il mercato interno e per gli
Stati Uniti.
Cina, dibattiti sul "dragone"
Nonostante polemiche e dibattiti su internet che hanno
visto, di recente, sul tavolo degli imputati il dragone, il 90% dei cinesi
considera ancora l’animale mitologico, dai poteri sovrannaturali, simbolo della
Cina. Secondo Pang Jin, direttore del Centro di ricerca cinese sulla cultura
del dragone e della fenice: “In Cina è un simbolo spirituale che rappresenta la
prosperità e la buona sorte, mentre in Occidente non gode dello stesso livello
di considerazione”. Già in passato alcuni studiosi hanno suggerito agli inglesi
di utilizzare la parola “long” per far riferimento all’animale mitologico
cinese anziché “dragon”, termine che, nella cultura occidentale, avrebbe
un’accezione negativa. In soldoni il dragone cinese non può e non deve essere
confuso con quello dell’immaginario nostrano. Infatti in Cina l’animale
mitologico è stato celebrato nell’arte come nella pittura e perfino nella danza
ed è sempre stato considerato (e tuttora lo è)
portatore d’armonia. Nonostante questo, sembra che il governo centrale
di Pechino si sia fatto influenzare dalle nostre stupide considerazioni.
Cartellino rosso quindi per il dragone e via libera ai più mansueti panda,
pesci e rondini che saranno le mascotte delle Olimpiadi del 2008.
Fonte Crc/Ctc/Adnkronos
Il Tibet fa i conti con le scellerate "campagne"
cinesi
In tibetano si chiama «Namdrang Rangdrik» ed è l’ultima
campagna lanciata dal governo cinese studiata per il “Tetto del mondo”, ovvero
la costruzione di nuove case. Secondo Pechino infatti i tibetani, soprattutto
quelli che vivono in prossimità delle stradi principali, dovrebbero
ricostruire, entro due/tre anni e secondo standard decisi dall’autorità
centrale, le loro case. In pratica viene chiesto di mettere in piedi anonime
abitazioni in pietra sormontate da una bandiera rossa. Nell'area di
Lhasa-Shigatse-Nyngtri e nelle vicinanze dei maggiori centri e già possibile
ammirare questi “capolavori”. Secondo fonti ufficiali il turismo in continuo
aumento e il tentativo di “alleviare la povertà nell'ovest” avrebbero spinto il
sensibile governo centrale a introdurre questa iniziativa.
In effetti, dopo la costruzione della ferrovia della linea
ferroviaria da Pechino a Lhasa, che ci sia stato un boom di visitatori cinesi e
stranieri sembra indiscutibile, meno probabile invece è che siano andati lì per
ammirare la terribile estetica delle nuove case tibetane. Oltretutto secondo
Human Rights Watch i “tibetani colpiti dall'iniziativa avrebbero denunciato che
i funzionari locali si sarebbero spesso appropriati dei fondi destinati a
indennizzare le persone costrette a lasciare i loro alloggi”.
Anche Sophie Richardson, direttrice per l' Asia del gruppo
umanitario, denuncia come «negli ultimi anni
abbiamo assistito ad un lento ma costante sforzo per
togliere ai tibetani i loro mezzi di sostentamento in nome dello sviluppo».
Quindi il tentativo governativo di far passare il progetto come un’iniziativa
umanitaria sembra non stare in piedi.
I tibetani che vengono sfrattati sono costretti a
trasferirsi in abitazioni molto più piccole di quelle tradizionali, sprovviste
di cortile interno, senza acqua nè luce. Il prezzo che sono costretti a pagare
si aggira intorno a 5-6mila dollari a fronte dell’indennizzo governativo di
soli 1200 dollari. Il resto dovrebbe essere coperto da mutui bancari. Dico
dovrebbe, perchè pochi in Tibet, sopratutto nelle zone rurali, hanno la
possibilità di ricevere un prestito non potendo dare garanzie adeguate. Ad ogni
modo anche il trasloco non è facoltativo, chi si rifiuta rischia di vedere la
propria casa demolita dalle ruspe.
Fonte Ansa
IllyCaffè conquista il Giappone
IllyCaffè apre anche in Giappone. Dopo l’Università del
Caffè inaugurata a Shanghai l’imprenditore triestino “aggredisce” anche il Sol
Levante. Infatti Tokyo ospiterà, nella zona commerciale a pochi metridal
department store Takashimaya, il primo caffè italiano che servirà la famosa
bevanda. Il locale, progettato dall'architetto Luca Trazzi, avrà un lungo
bancone di metallo (di10 metri), un grosso tavolo al centro per una “bevuta”
veloce e una miriadi di sedie e poltrone per chi ama una degustazione meditata.
Le pareti, con retroilluminazione, saranno invece tappezzate di fotografie che
ricondurranno al mondo dell’espresso. La ProntoCorporation gestirà il nuovo
bar. Ad ogni modo il Giappone già conosceva il marchio Illycaffè attraverso la
rivista Illywords, ma soprattutto grazie all’attività della società triestina
nell'alta ristorazione sia nelle migliori catene di hotel internazionali che
nella grande distribuzione. Per il prossimo futuro l’azienda prevede l’apertura
di circa 100 coffebar solo in Giappone. Finalmente una società del BelPaese
lungimirante, attiva, pensante. Che quasi sconcerta. Un caso anomalo in
un’economia italiana che ristagna.
Fonte Agi
Disoccupazione il nuovo dilemma della Cina
Saranno 15 milioni i disoccupati in Cina nel 2007. Almeno secondo
le stime dell'Accademia cinese di Scienze sociali. Infatti per il prossimo anno
saranno creati 10 milioni di nuovi posti di lavoro a fronte di 25 milioni di
richieste. Dello stesso parere sembra essere un importante economista
dell'Accademia Qi Jianguo che denuncia all’Agenzia Nuova Cina come il rapido
sviluppo industriale e quello sei servizi abbia provocato un’impennata della
disoccupazione senza precedenti: oltre 100 milioni di senza lavoro nelle sole
zone rurali. L’assenza d’impiego è un fenomeno che dilaga soprattutto nelle
province centrali e occidentali della Cina, nonostante la politica del “go
west” e un'economia, quella cinese, che anche quest'anno ha viaggiato oltre
il10%, con un picco dell'11.3% nel secondo quadrimestre. Ma i problemi non
finiscono qui. A peggiorare la situazione ci sono anche i 3,6 milioni di
impiegati delle imprese statali, che verranno privatizzate e alcune delle
quali, circa 2000 finiranno per dichiarare bancarotta. Attualmente in Cina si
stima che ci sia un tasso di disoccupazione pari al 4,2% relativo solamente
alle zone urbane. E con la decisione del governo centrale di bloccare la
crescita annua all’8%, il dato negativo rischia di ripetersi per gli anni
successivi. Preoccupazione è stata manifestata dal Ministro del Lavoro, Tian
Chengping, e da quello dell'Educazione. Infatti nella prossima estate usciranno
dalle università 4,95 milioni di giovani, il 30% circa con poca probabilità di
trovare impiego. Quindi tempi duri per i neolaureati, ma non solo. Anche chi
già da tempo a coronato il suo sogno accademico è a rischio. Secondo il
rapporto Nasscom-Mckinsey per il 2006, tantissime multinazionali di Shanghai,
Canton e Pechino cercano personale qualificato, ma non lo trovano. Scarsa
esperienza, un inglese insufficiente e poca capacità di leadership sembrano
essere le caratteristiche dei “dottori” cinesi. Sotto accusa la formazione
accademica che il governo di Pechino sta cercando di elevare a standard
internazionali attraverso collaborazioni con atenei stranieri.
Fonte Ansa
In Italia il Natale parla cinese
Il Natale italiano parla sempre più cinese. Infatti secondo
Confartigianato nel 2005 dalla Cina sono arrivati in Italia giocattoli,
decorazioni natalizie, gadget, oggetti di vetro per un valore complessivo di
669,3 milioni di euro pari al 58,7% del totale delle importazioni italiane
(1.133,9 milioni di euro) di queste tipologie di prodotti. La parte del leone
la fanno i giocattoli a ruote (automobili a pedali, tricicli, monopattini) che
hanno registrato un’impennata del +109,9% rispetto al 2003. L’unica flessione
(del 12,2%) riguarda l’import di bambole. Per il resto le statistiche parlano
chiaro il colosso asiatico ha pochi rivali e gli unici paesi dell’Unione
Europea che gli danno filo da torcere sono Germania ed Inghilterra, da quali
provengono il 33,6% del totale delle nostre importazioni di giocattoli,
perlopiù giochi di società e giochi meccanici. Ecco un riepilogo dell'andamento
delle importazioni dalla Cina nel 2003-2005 secondo l'elaborazione di
Confartigianato su dati Istat: tricicli, monopattini, automobiline a pedali;
carrozzelle e passeggini per bambole +109,9%; bambole -12,2%; giochi (senza
ruote) e puzzle +22,4%; giochi di società, inclusi giochi meccanici +35,7%;
addobbi di vetro
+114,4% - addobbi +15,5% - ghirlande elettriche +46,5%.Asa
Fonte Ansa
Vietnam, a volte ritornano
Buone notizie dal Vietnam dove è stata avvistata allo stato
selvatico una tartaruga di stagno della specie 'Mauremys Annamensis' dopo 65
anni dall’ultima segnalazione. La notizia è stata diffusa dall'IUCN (Unione
Mondiale della Conservazione) che collabora già da tempo con il “Turtle
Survival Alliance” nell’ambito del programma di recupero denominato "Asian
Turtle Program". Era dal 1941 che questo tipo di testuggine non veniva
osservata allo stato brado e grazie ad alcune trappole posizionate (da esperti
e biologi) nel suo habitat naturale è stato possibile confermare la sua
presenza, nonostante l’espansione urbana insieme all’alterazione e alla
bonifica delle aree umide minacci sempre di più la sua sopravvivenza. Ora il
prossimo passo sarà quello di rilasciare in natura esemplari nati in cattività
nel “Cuc Phuong Turtle Conservation Centrè”, centro situato nell’omonimo Parco
Nazionale. L’impresa sarà difficile. Ma tutti scommettono sulla simpatica
tartarughina. Asa
Fonte Ansa
Nuove opportunità di sviluppo per le province cinesi più
povere
Sono cinque le regioni cinesi (Yunnan, Xinjiang, Sichuan,
Guizhou, Mongolia Interna) che parteciperanno al nuovo progetto “Green Poverty
Reduction in China” promosso dal United Nations Development Programme (UNDP),
dal Ministero della Scienza e Tecnologia e dal Ministero dell’Economia cinesi.
Obiettivo del programma è quello di favorire uno sviluppo sostenibile nel
settore energetico ed economico. Saranno così installate diverse turbine per
sfruttare l’energia eolica nella Mongolia Interna, mentre verrà creato un fondo
per aiutare i produttori di erbe medicinali nel Xinjiang. Per quanto riguarda
le province dello Yunnan, Sichuan e Guizhou sono previsti finanziamenti per
favorire la coltivazione del Jatropha curcas L., albero che cresce in zone
molto aride, dal quale si ricava un olio utilizzato per produrre biodiesel.
L’intenzione sarebbe quella di estendere questo tipo di piantagioni da un’area
esistente di 27.000 ettari a più di 270.000 ettari nei prossimi cinque anni,
portando sicuri benefici economici ai contadini locali. Asa
Giappone, nostalgia del passato
TOKYO: Il Giappone riscopre la sua storia e il suo amor
patrio. Infatti il comune di Kawachinagano, nella provincia sudorientale di
Osaka, ha deciso che nella sala assembleare del municipio venga collocata
stabilmente la 'Hinomarù (cerchio del sole), ovvero la bandiera nazionale. Dopo
la seconda guerra mondiale si era persa la consuetudine di esporre lo
“stendardo” (simbolo del Sol Levante) per rompere con il passato regime
militarista che aveva attribuito una certa sacralità alla bandiera.
Nel piccolo comune giapponese la proposta di ritornare ad
esporre la 'Hinomarù è partita da tre esponenti del Partito liberaldemocratico
di governo che ritengono che «Rispettare e amare la bandiera nazionale ed
esserne orgogliosi è un sentimento comune della popolazione nipponica e conduce
al rispetto per gli altri Paesi: noi volevamo che questo diventasse cogente per
legge». L’approvazione della norma è avvenuta con 13 voti favorevoli e 6
contrari. Per l’applicazione sarà necessario attendere marzo 2007.
Fonte Ansa
Cina, ancora polemiche sulla libertà di stampa
La Cina fatica a percorrere un processo di democratizzazione
serio. La denuncia parte dal Comitato per la Protezione dei Giornalisti (Cpj),
un' organizzazione che ha il suo quartier generale negli Usa che denuncia come
in Cina ci siano almeno trentuno giornalisti in galera accusati ingiustamente o
senza prove di “sovversione” o di aver “rivelato segreti di Stato”. Il
tentativo di limitare la libertà di stampa non si frema alla carta stampata, ma
include anche Internet. Diversi sono i siti censurati ai quali è impossibile
accedere dai server cinesi come BoxunNews e Epoch Times. Famoso è anche il caso
di Shi Tao, giornalista di un quotidiano economico dell’Hunan (Cina centrale),
“incastrato” dalla polizia cinese grazie all’aiuto dell’ufficio di Yahoo ad
HongKong e condannato a 10 anni di carcere per aver diffuso segreti di stato.
Stessa sorte è capitata a Ching Cheong, corrispondente dello Strait Times di
Singapore, che dovrà scontare una pena di 5 anni per il medesimo reato. E Zhao
Yan, corrispondente del New York Time, inquisito per truffa, dopo che le
imputazioni più pesanti erano cadute. Attualmente la Cina si piazza al terzo
posto per numero di giornalisti incarcerati dopo Cuba ed Eritrea.
Fonte Ansa
Usa, il Tibet rivendica i propri diritti
In un convegno organizzato dalla Brooking Institution, che
ha sede a Washington D.C., negli Usa, il Tibet torna a rivendicare i propri
diritti attraverso Lodi Gyari, l'inviato speciale del Dalai Lama per le
trattative con la Cina. “…alcune persone nel governo cinese sembrano pensare
che una volta morto il Dalai Lama il problema del Tibet scomparirà..., ha
denunciato Gyari. Secondo il portavoce tibetano il governo di Pechino
sottovaluta le conseguenze negative che la scomparsa del leader spirituale
potrebbe causare. Infatti la Cina si troverebbe a gestire il problema senza il
Dalai Lama che gode della fiducia di tutta la comunità e che crede fermamente
nella non violenza... In sua assenza, non sarà possibile che l' intera popolazione
non esprima la sua rabbia e il suo risentimento...
L’intervento pubblico di Gyari è stato reso necessario per
chiarire alcuni aspetti della questione tibetana, dopo che alcuni giornali
cinesi filo-governativi avevano pubblicato delle notizie poco attendibili.
Ad ogni modo l’esponente tibetano ribadisce quelle che sono
le richieste e i punti da discutere nelle trattative con il governo cinese,
ovvero lo status del Tibet; la necessità
che tutti i tibetani vivano sotto un' unica amministrazione; e quella di una
autonomia amministrativa per il territorio.
Fonte Ansa
Il Giappone discute
sull'eutanasia
TOKYO: L’eutanasia fa discutere anche in Giappone. Sebbene
nel Paese del Sol Levante non esistano preclusioni di tipo religioso,
l’applicazione della “morte indolore” sembra essere osteggiata da concezioni
tradizionalistiche. Le accese polemiche e le infinite discussioni sul
delicatissimo tema, hanno portato l’Associazione nazionale per la cura delle
sindromi acute a pronunciarsi favorevolmente alla eutanasia passiva, ovvero a
disattivare i macchinari che tengono in vita i malati terminali (ovvero
pazienti in stato di morte cerebrale o destinati con tutta evidenza a morire
nel giro di ore o di giorni nonostante qualsiasi cura), previo loro consenso e
quello almeno di due medici compreso quello curante. La decisione è stata presa
con tutte le cautele del caso, non essendo in vigore una legge sulla
“songeshi”, ovvero la morte causata
dall’interruzione delle apparecchiature che tengono in vita il paziente.
Ad ogni modo era necessario affrontare l'argomento. E il caso di una
dottoressa, che aveva “aiutato” a morire un uomo in coma profondo, ha
sicuramente convinto dell’Associazione a
pronunciarsi, senza però riuscire a colmare quel vuoto legislativo sulla
"morte dignitosa”.
Fonte Ansa
Italia in Cina: dove e perchè investire
“Soddisfare i bisogni dell’economia e dello sviluppo sociale
e di aggiustamento del tessuto sociale”, sono questi gli obiettivi che intende
raggiungere la Cina attraverso gli investimenti stranieri e l’acquisizione di
tecnologia avanzata. Ma senza esagerare e soprattutto senza esporsi troppo alle
aggressioni straniere. Così abbiamo settori industriali cosiddetti
“incoraggiati”, che includono la protezione ambientale, la promozione
dell’export e del settore agricolo, il miglioramento della qualità dei prodotti,
quelli “limitati”, dove la Cina è troppo debole per assenza di tecnologia e
quindi in parte preclusi alla mire straniere. Poi abbiamo i settori “proibiti”,
tra i quali si annoverano la salvaguardia ambientale, la sicurezza, la salute
umana ecc.. Infine i “permessi”, ovvero tutti i settori che non fanno parte dei
gruppi menzionati poc’anzi.
Nonostante in alcuni casi ci sia un forte protezionismo, la
tipologia dei settori “incoraggiati”, le cui regolamentazioni sono elencate nel
“Regulations on Foreign Investment Guidelines” (entrate in vigore dal 1 Aprile
2002), soddisfano tutte le esigenze delle grandi multinazionali desiderose di
investire in Cina. Dopo la costituzione di una società la prassi da seguire per
ottenere lo status di “settore incoraggiato” consiste nel preparare una serie
di documenti come l’application form, lo studio di fattibilità, la copia della
business licence, oltre ad elenco dei macchinari importati. La domanda dovrà
essere presentata al MOC (Ministry of Commerce) e il tutto dovrebbe essere
approvato, in tempi accettabili, dal NDRC (National Develpment & Reform
Commission). Una volta ammessi nel limbo degli “incoraggiati” gli investitori
possono ottenere diversi sgravi fiscali ed esenzioni, sui profitti, sull’IVA
per l’importazioni di macchinari, e sul fatturato. Naturalmente soprattutto le
province della Cina sud-occidentale offrono le opportunità più ghiotte. Quindi
armiamoci di coraggio. Ormai a Shanghai, Pechino ed HongKong la concorrenza, per noi italiani, è spietata.
Fmango
Fonte: ChinaBriefing
Corea, un robot per amico
La Corea già da tempo ha deciso di investire nel campo del
robotica spendendo quasi 8 miliardi di euro. E ora sembra essere venuto il
momento di raccogliere i frutti di questi anni di continue sperimentazioni e
ricerche. Così il Ministero delle Tecnologie, in via sperimentale, ha messo a
disposizione di alcune famiglie dei robot che funzionano connettendosi ad un
server nazionale con dispositivi wireless messo a disposizione dalla Korea
Telecom, società di telecomunicazioni nazionale. Questi complessi dispositivi
meccanici, che saranno in vendita a partire dal 2007 al prezzo di 1000 euro
circa, possono essere programmati per fare qualsiasi cosa dentro e fuori le
mura domestiche. Possono intrattenere i bambini, ordinare una pizza, assistere
gli anziani.
Molto probabilmente una volta testata la loro affidabilità è
intenzione del governo utilizzarli negli aeroporti, nelle stazioni e negli
uffici pubblici per dare delle semplici informazioni, ma anche in quei luoghi dove
sia necessaria la sorveglianza. C’è poi chi pensa di creare un reparto
dell’esercito robotizzato che sia in grado di rimpiazzare l’ormai obsoleta
fanteria. Fantascienza o realtà? Aspettiamo ulteriori sviluppi. Asa
Fonte morse.it
Carrefour e l'insidioso consumatore cinese
Carrefour ha trovato un enorme successo in Cina,
affermandosi con la presenza di ben 76 ipermercati. Inoltre ha avuto ha avuto
un aumento delle vendite del 25% (dato 2005), facendo della Cina il mercato a
più rapida espansione nel suo impero economico. Tuttavia l’attrarre nuovi
consumatori e mercati non è l’unica strategia di successo: ha infatti deciso di
chiudere l’ottavo supermercato della catena Champion (sempre Carrefour) a
Pechino. Si tratta ovviamente di un’uscita di scena strategica. Champion è il
volto internazionale di Carrefour. E’ presente in Europa, Brasile ed Argentina.
E’ caratterizzato dalla vendita di prodotti freschi e di elevata qualità.Nel
2004 il marchio Champion fu scelto dalla stesse autorità centrali cinesi per
modernizzare la vendita al dettaglio e per preparare la città alle Olimpiadi
del 2008. Furono anche eseguite delle ricerche di mercato secondo le quali un
abitante di Pechino potrebbe spendere il 25% delle proprie entrate in prodotti
alimentari. Sempre secondo tale ricerca i cinesi sarebbero abituati a servirsi
presso piccoli venditori al dettaglio oppure mercati locali, incappando in
qualità non sicura, scarsa igiene ed anche un prezzo non necessariamente
conveniente. Champion, invece, doveva proporre un certo standard qualitativo ad
un prezzo competitivo. In realtà tale indagine si rivelò completamente errata:
Champion non riuscì ad attrarre abbastanza clientela, sia perché gli abitanti
di Pechino preferiscono avere una certa familiarità con il punto vendita e sia
perché i prezzi continuavano a mantenersi abbastanza alti. Quindi Carrefour è
uscita strategicamente dalla Cina con il marchio Champion, vendendo le proprie
quote al partner locale, mantenendo però inalterata la sua immagine
tradizionale, senza avere ulteriori ripercussioni.
Fonte: China International Business
Thailandia, orangutan, maltrattati, rimpatriati in Indonesia
BANGKOK: E’ stato necessario l'intervento della polizia
thailandese per liberare circa 50 orangutan “ospiti” presso il Safari World di
Bangkok e costretti ad inscenare incontri di kick-boxing. I primati sono stati
rimpatriati, con un mezzo dell’aereonautica militare, in Indonesia, loro paese
di origine, dove ad aspettarli c’era niente di meno che Susilo Bambang
Yudhoyono, moglie del presidente indonesiano. “È stato un grande scandalo ed è
costato molto tempo e denaro, quindi sono molto felice di vederne la fine dopo
più di tre anni”, commenta Edwin Wiek, della Fondazione amici della natura
della Thailandia.
Nel 2004, in seguito ad una pioggia di denunce, il famoso
parco divertimenti della capitale tailandese era stato soggetto a diversi
controlli da parte delle forze dell’ordine che avevano trovato circa 115
orangutan, i quali, secondo le dichiarazioni dei proprietari del Safari World,
erano frutto di un fortunato programma di riproduzione interno. Ma i test del
DNA avevano consentito di risalire alla reale provenienza delle scimmie, ovvero
l’Indonesia, e di smascherare uno dei maggiori casi di contrabbando di fauna
selvatica. Grazie alla tenacia e agli sforzi di Wiek, della polizia forestale
ed del dipartimento dei parchi nazionali gli orangutan sono tornati liberi. Ora
si spera che si intervenga per salvaguardare i 30.000 esemplari sparsi nelle
giungla di Malaysia e Indonesia che, secondo gli ambientalisti, potrebbero
estinguersi fra 20 anni.Asa
Fonte Ansa Reuters
Koizumi e l'amore per l'Italia
Opere liriche, buon cibo e belle ragazze. Sono queste le
ragioni che avrebbero convintol’ex premier giapponese, Junichiro Koizumi, a
comprarsi casa in Italia. Secondo indiscrezioni della rivista giapponese
'Primavera culturale' Koizumi ama il Belpaese e, dopo aver lasciato la guida
del Giappone al suo successore Shinzo Abe, avrebbe delegato a sua sorella
Nobuko il compito di cercare un appartamento nella nostra penisola.
Il periodico nipponico mette in evidenza la passione
sfrenata per il melodramma italiano e per la pasta asciutta dell’ex capo del
governo, oggi 64enne. E sottolinea come sia “un gran conoscitore delle vivande
e dei vini della Penisola” così come dei capi di abbigliamento “made in Italy”.
Anche le donne italiane, sempre secondo “Primavera culturale”, sembrano essere uno dei motivi che potrebbero
convincere Koizumi, da tempo divorziato, a vivere in Italia.Asa
Fonte Tgcom
Thailandia del sud, guerra e orrore
Ancora morti nel sud della Thailandia. La cronaca degli
ultimi giorni è un susseguirsi di morti ammazzati. A Pattani, una delle tre
province a maggioranza musulmana, un immigrato birmano, 36enne, è stato
decapitato nella propria abitazione davanti alla figlia adolescente. La sua
testa, gettata sul ciglio di una strada, è stata ritrovata dalle forze militari
tailandesi, tra l’altro rimaste coinvolte dalla deflagrazione di una bomba
piazzata nelle vicinanze. Secondo la polizia locale fonte poco attendibile, gli
assassini dell’uomo, che lavorava in un allevamento di gamberi, sarebbero dei presunti
separatisti islamici. A Narathiwat, sempre al sud e sempre a maggioranza
musulmana, un uomo 50enne di fede buddista è stato ucciso a colpi d'arma da
fuoco. Il ferimento di un poliziotto causato dallo scoppio di un ordigno si
registra invece a Yala.
Il generale Sonthi Boonyaratglin, autore del colpo di stato
che il 19 settembre e primo musulmano a dirigere le forze armate in Thailandia,
si è dichiarato disponibile a stabilire un dialogo con i ribelli musulmani per
porre fine a questa escalation di violenza che dura ormai da più di 6 anni. Ed
è chiara l’inversione di tendenza rispetto al precedente governo. fm
Fonte Ansa/AFP
Cina, vignette non gradite
Kuang Biao, vignettista cinese di un giornale di Guangzhou,
rischia il suo posto di lavoro. Almeno così sembrerebbe. Il simpatico
cartonista alcuni giorni fa ha deciso di dedicare una delle sue vignette
proprio al presidente Hu Jintao, ritraendolo in lacrime mentre scrive una
lettera alla moglie di un professore morto di cancro, che per amore del proprio
lavoro aveva rifiutato cure appropriate. La didascalia della vignetta recita:
«Il presidente Hu non sta solo scrivendo alla sorella, sta anche scrivendo a
tutti i professori che lavorano sodo nel Paese».
Nonostante Kuang non abbia ridicolizzato né tantomeno offeso
il leader cinese, è stato comunque sospeso dal suo incarico per un mese. In
realtà potrà continuare a disegnare sotto pseudonimo. La decisione è stata
presa dall’editore del giornale che in questo modo avrebbe protetto il
vignettista da pene più severe.
In effetti, Fang Cheng, ex cartonista ora in pensione,
sottolinea come il ricordo di Mao Tze Tung che faceva uso delle vignette per
umiliare i propri avversari o politici epurati sia ancora vivo. “Per tanti anni
la gente ha creduto che le vignette servissero solo a ridicolizzare e
criticare. Non sanno che il loro vero scopo è quello di descrivere l'attualità
obiettivamente”
Problemi di democrazia in Cina
PECHINO: Gao Zisheng, attivista cinese per i diritti umani,
è stato arrestato. Il suo avvocato, Mo Shaoping, afferma che l’incriminazione è
avvenuta il 21 settembre di quest'anno, ma solo ora il governo di Pechino ha
reso ufficiale la sua carcerazione. Gao non può ricevere nessuna visita,
nemmeno quella del suo legale. Questa scelta è stata fatta dall’ufficio di
Pubblica sicurezza cinese per tutelare improbabili “segreti di Stato”. Infatti
il difensore ritiene che la rigida misura adottata nei confronti del suo
assistito sia eccessiva. I reati di Gao, 42 anni, sarebbero legati a diversi
scioperi della fame contro la violazione dei diritti umani. In particolar modo
si sarebbe battuto per la liberazione di Chen Guangcheng, avvocato non vedente,
condannato per aver denunciato episodi di aborti e sterilizzazioni forzate.
Inoltre avrebbe svolto la funzione di rappresentante legale di esponenti della
setta Falun Gong, di fedeli di chiese clandestine e di contadini la cui terra è
stata rubata da funzionari corrotti. Asa
Asia-Pacifico, dove nascono gli ultra-ricchi
ASIA: L’habitat degli 'High net worth individuals' (hnwi),
ovvero gli individui con un patrimonio finanziario netto superiore al milione
di dollari, è l’area geografica asia-pacifico. Secondo lo studio 'asia-pacific
wealth report', presentato da Merrill
Lynch e Capgemini, nel 2005 il 27,1% popolazione mondiale dei “paperoni”, circa
2,4 milioni di persone, risiedeva nell’emisfero orientale del globo. Dalla
ricerca inoltre risulta che gli ultra-hnwi, e cioè gli individui con un
patrimonio finanziario netto superiore ai 30 milioni di dollari, siano
aumentati del 12,1% rispetto al 2004. La ricchezza totale degli “uomini d’oro”
asiatici, perlopiù residenti in Cina e Giappone, ammontava a 7.600 miliardi di
dollari nel 2005, con un aumento dell’8% rispetto all’anno precedente. Il pil
reale e la capitalizzazione del mercato sono le cause che hanno contribuito a
creare queste sconcertanti ricchezze
personali.
Fonte: Sole 24 ore
Cina, a Shanghai la prima Università del caffè
Shanghai: In concomitanza della visita di Prodi in Cina, la
Illycaffè di Trieste, azienda famosa in tutto il mondo, ha aperto a Shanghai la
prima Università del caffè, dopo quelle di Trieste e di Seoul. L’iniziativa
nasce grazie alla presenza della società triestina in Cina con una
joint-venture, italo cinese, la Illycaffè Shangai, creata la scorsa primavera.
Nel quartier generale della nuova Istituto, “ospitato” in un
prestigioso edificio a Pudong, uno dei quartieri più famosi della città cinese,
i corsi sono già partiti. Gli allievi per ora sono i distributori cinesi dei
prodotti Illy. Ma già si sta pensando di estenderli a produttori, ristoratori e
consumatori locali.
«L' iniziativa vuol essere una valorizzazione di un 'Made in
Italy' inteso non solo in chiave
economica - ha osservato il direttore della neoistituita
area 'cultura del caffè della Illy, Roberto
Morelli - ma anche e soprattutto culturale, in un paese come
la Cina, da sempre Paese del tè,
ma sempre più aperto a nuove esperienze».
Sono 15 i corsi in programma e si stima che entro il 2007
verranno formati circa 1500 professionisti. Ma Illy non si ferma qui. Previste
l’apertura di Università del caffè anche negli Stati Uniti e India. Fabio Mango
Fonte Ansa
Giappone, inaugurato sistema antisismico
In Giappone i terremoti saranno previsti in anticipo.
L'Agenzia meteorologica giapponese infatti, grazie ad un sofisticato sistema di
allarme, potrà rilevare le scosse di un sisma con anticipo tale da permettere
di allertare il personale di sicurezza in grado di bloccare i treni ad alta
velocità e le centrali nucleari. Per ora il prezioso dispositivo è in dotazione
a circa 41 famiglie di dipendenti di compagnie ferroviarie, di centrali
elettriche e di imprese di costruzioni ed è in grado di riconoscere i due tipi
di onde emesse da un terremoto: onde di compressione dette «P» (quelle che
hanno un potere distruttivo minimo) e le onde secondarie dette «S» (quelle che
causano i danni maggiori). Il preavviso che il sistema è in grado di garantire
è di 20 secondi e per Makoto Saito, responsabile dell'Agenzia meteorologica, è
sicuramente insufficiente per allertare la popolazione, ma molto utile per
limitare i danni alle infrastrutture ed impianti startegici. ASA
Fonte: Ansa/AFP
Cina, alla ricerca dell'oro nero
La Cina ha sete di petrolio. Dopo gli accordi siglati con
Iran, Siria, Sudan, le ex repubbliche dell’Unione Sovietica ecco spuntare il
Venezuela che entro il 2010 diventerà uno dei principali fornitori di greggio
dell’ex impero celeste. L’accordo è stato raggiunto dopo l’incontro, avvenuto a
Pechino, tra il Hugo Chavez, presidente del paese latinoamericano, e Hu Jintao,
leader della Cina. Tra gli obiettivi si ipotizza la creazione di una società
sino-venezuelana che nascerà dalla cooperazione tra la compagnia petrolifera
pubblica venezuelana (Pdvsa) e la cinese Cnpc, prima produttrice asiatica di
petrolio e gas. Gli investimenti del “gigante orientale” nel settore
petrolchimico e petrolifero, sulla base degli accordi siglati, saranno di 2
miliardi di dollari e lo stesso Chavez in un’intervista alla Vtv, televisione
di stato del Venezuela, ha assicurato che già entro il 2009 mezzo milione di
barili al giorno verranno esportati verso la Cina.Asa
Fonte: Ansa/AFP
I giapponesi protestano contro il governo
Apparecchiature vintage vietate
I giapponesi sono scesi in piazza. E' raro vederli così
arrabbiati. Questa volta il governo deve averla fatta proprio grossa. La colpa
sarebbe di una legge approvata dall'esecutivo che ha deciso di imporre
restrizioni all’acquisto e alla vendita di dispositivi elettronici che non
abbiano una certificazione idonea. Questo ha scatenato le proteste di centinaia
di migliaia di estimatori di apparecchature vintage (ovvero di seconda mano) ai
quali con le nuove regole imporrebbe il divieto di compravendita. I
manifestanti, urlando slogan, hanno sfilato lungo le strade di Tokyio con
televisori, videoregistratori, tastiere. Ospite d’eccezione tra i dimostranti
Ryuichi Sakamoto, già già vincitore di
un Oscar per la miglior colonna sonora con il film "L'ultimo
imperatore" dell'italiano Bertolucci. Alla fine l’esecutivo giapponese,
visto la portata della manifestazione ha ceduto, ritirando il provvedimento che
rimarrà valido solo per i dispositivi elettronici nuovi di zecca. Asa
Nuove abitudini ad Hong Kong
ovvero come disfarsi degli oggetti ingombranti e scomodi
In Italia si usa(va)
gettare dalla finestra gli oggetti o elementi d’arredo vecchi durante il
Capodanno.
A New York si può trovare fastidiosa l’acqua che sgocciola
dai condizionatori dei palazzi sui passanti in strada. Ad Hong Kong invece si
stanno verificando degli incidenti spiacevoli: il 22 luglio una donna di 78
anni è stata portata in ospedale urgentemente dopo che un paio di forbici,
lanciate da un condominio le erano rimaste conficcate nella testa. Lo stesso
giorno, un uomo di 28 anni in un’altra parte della città è rimasto ferito
gravemente con profondi tagli alla testa causati da un altro paio di forbici,
mentre un ragazzo è riuscito a sopravvivere dopo che un pezzo di ferro,
lanciato da una finestra ai piani alti di un palazzo, lo aveva colpito.
Come ogni residente della megalopoli orientale vi potrà
confermare la “pioggia” di oggetti dall’alto è continua: lattine di birra,
pacchetti di sigarette, oltre a confezioni usate di Viagra, sabbietta per gatti
sporca, bottiglie di vetro, materassi e addirittura, frigoriferi. Il fenomeno,
che desta molte preoccupazioni tra le autorità, avviene principalmente nei
quartieri che ospitano le case popolari,in cui vivono stipati gli abitanti più
poveri della città. Spesso le condizioni di tali edifici sono così disastrose
da poter affermare che il pericolo non viene tanto dagli oggetti lanciati,
quanto dai cornicioni ed infissi che precipitano lungo la strada per scarsa
manutenzione ed incuria. In ogni caso c’è chi ipotizza che il malcostume di
lanciare oggetti sia una manifestazione di malcontento generale, soprattutto di
chi non ha raggiunto un maggiore benessere come l’emergente classe media
cinese. Insomma se le cose dovessero stare così, l’epidemia si propagherebbe
inevitabilmente a macchia d’olio.
Fonte: The Economist
Dialetti cinesi a rischio
Le minoranze etniche cinesi stanno perdendo l’uso del loro
lingua
La lingua parlata dalla minoranza etnica Miao nella
provincia del Guizhou a sud-ovest della Cina è in pericolo di estinzione,
stando alle parole di un referente politico locale. Il vice-Presidente della
Commissione Affari etnici e religiosi presso la Conferenza provinciale
politico-consultiva del Popolo del Guizhou, Han Kan, riferisce , citando un
resoconto della proprio organizzazione, che sempre meno persone appartenenti
all’etnia Miao parlano la loro lingua.
Nella Contea di Tianzhu, della Prefettura autonoma dello
Qiandongnan delle nazionalità Miao e Dong, in cui la popolazione Miao vive in
una comunità compatta, soltanto 32 villaggi su 112 utilizzano ancora il loro
idioma.
Nella Contea di
Taijiang sempre nella Prefettura dello Qiandongnan, in cui la popolazione Miao
è circa il 97% della popolazione totale, 40 villaggi su 180 già hanno perso
l’uso della lingua tradizionale.
Nella Contea di Danzai, Qiangdongnan, soltanto il 60% della
popolazione, soprattutto sopra i 50 anni, parlano la loro lingua, mentre, solo
nel 1999 la percentuale era dell’85%.
Da questi ultimi
dati si evince che il fenomeno è quasi inarrestabile, dovuto ad una progressiva
sinizzazione dei costumi, e quindi anche della lingua. Ormai i bambini parlano
e scrivono in mandarino e sarà difficile trovare una soluzione per invertire
tale tendenza.
Fonte: Agenzia Xinhua/pinyin.info
Chinese style
di Violetta Ravagnoli
Cina. Ho parlato di distruzione arbitraria di edifici, di
nuovi edifici e di operai che per realizzare tutto cio’ si trasferiscono dalle
campagne per vivere come bestie nel cantiere. Poi nelle feste comandate
(capodanno cinese, primo maggio festa dei lavoratori, e primo ottobre festa
della repubblica) tornano al villaggio per portare a casa una ventina di
dollari.
Ora una domanda che non c’entra molto. Cosa ne sapranno mai
questi contadini di come si costruisce un grattacielo? Acqua corrente, impianti
elettrici, pavimenti, per non parlare di RIFINITURE???
Non so se l’ho mai sottolineato abbastanza, comunque ritengo
che il gusto cinese sia piuttosto lontano dall’essere raffinato.
Quindi se affidi a un contadino dell’Anhui (provincia
piuttosto arretrata) le rifiniture di un interno, puoi stare certo che la
cucina ti si allaga dopo il primo mese che la usi, i mobili nuovi cominciano a
scollarsi dopo un paio di mesi, e il televisore scoppia dopo anche pochi giorni
dall’inizio dell’utilizzo (non dico per dire…tutto cio’ succede e mi e’
successo!)
Allora facciamo il punto.
Durante Mao cio’ che conta nella produzione e’ la quantita’.
Se una comune deve produrre dieci quintali di acciaio per la fine del mese,
quei dieci quintali devono essere pronti anche se dentro ci si mette olio di
noccioline e cavolo cinese.
Durante Deng i beni di consumo fanno la loro apparizione.
Tutti pazzi per orologi e televisori. Fino ad allora, a scuola si era studiato
solamente il libretto rosso, quindi ora si deve imparare velocemente la
tecnica.
Allora nelle zone ad economia speciale (SEZs) si assemblano
televisori buoni, da li’ si esportano (bisogna accumulare capitale!) e la
tecnica si comunica alle regioni interne. Cosi’ copie di televisori fatte alla
buona, rigorosamente in bianco e nero, si producono per il mercato
interno…quello in cui il concetto di qualita’ e’ ancora ignoto. Il processo e’
ovviamente lo stesso per ogni prodotto.
Oggi la Cina dal rapido sviluppo è questa. Qualcosa e’
cambiato nelle compagnie con manager stranieri che impongono regole per il
costumer care ecc., ma l’idea di produrre tot entro il 2020 e diventare tali
entro il 2010 e’ presente in ogni piano economico.
Allora?
Temo che si ritroveranno tra qualche anno con delle case
dalla splendida apparenza iniziale che cominiceranno, pero’ ad andare a pezzi.
Soluzione? Da bravi cinesi cominceranno a mettere toppe inadeguate e saremo da
capo a dodici.
Tanto di forza lavoro ne hanno quantita’ quasi
inestinguibili! E soprattutto, un grattacielo lo si puo’ buttare giu’ e
ricostruirlo in qualche mese, no?
Cambogia, muore "il macellaio"
Ta Mok, 82 anni, ex comandante militare dei Khmer Rossi, è
morto pochi giorni fa per cause naturali in un ospedale di Phnom Penh, capitale
della Cambogia. Debole di salute, affetto da problemi respiratori e con una
sola gamba non ce l’ha fatta. Soprannominato “il macellaio” era uno dei più
importanti imputati per il genocidio compiuto sotto il regime comunista dei
Khmer guidati da Pol Pot tra il 1975 e il 1979
e dove si calcola morirono più di 1,7 milioni di persone. Il processo
patrocinato dall’ONU e preteso dal governo cambogiano si terrà nel 2007 e vede
incriminati tra gli altri il gerarca soprannominato 'Douch', attualmente in
carcere insieme a Ieng Sary e Kieu Sam. Asa
Fonte Ansa/Reuters
Cina generosa, lo dice il World Food Program
La Cina sta cambiando. Ed oltre a cercare delle strategie
per risolvere i problemi interni causati da un’economia capitalista che ha
distrutto lo stato sociale, sembra essere più sensibile alle tematiche della
fame nel mondo. Almeno lo è molto di più rispetto al Giappone, al quale ha
strappato il terzo posto nella classifica mondiale di donatori di cibo ai paesi
più poveri, dopo Stati Uniti e Unione Europea . Nel 2005, infatti, l’ex impero
celeste ha donato al World Food Program 577mila tonnellate di aiuti, circa il
260% in più rispetto al 2004. Secondo Anthea Webb, responsabile delle relazioni
esterne del WFP, “la Cina sta giocando un ruolo sempre più importante nel
garantire che altri paesi affamati abbiano abbastanza cibo” e soprattutto
stupisce “che un'economia così in crescita abbia dimostrato una tale generosità
per i più poveri”. Effettivamente la Cina ha manifestato una grande umanità e
maturità nell’elargire ingenti aiuti alle vittime dello tsunami dello Sri Lanka.
Anche Liberia, Guinea Bissau e Corea del Nord sono i principali beneficiari
della generosità cinese.fm
Fonte: Ansa
A Bangkok lo scalo internazionale più grande dell’Asia
Bangkok-Suvarnabhumi, così si chiamerà il nuovo aeroporto
thailandese che sarà inaugurato il 28 settembre di quest’anno. Il più grande
aereoscalo in Asia (tre volte quello di Fiumicino), che in futuro avrà una
capacità massima di 100 milioni di passeggeri l’anno, sostituirà il vecchio
aeroporto Don Muang, ormai inadeguato a gestire dei flussi che andassero oltre
i 37 milioni l’anno. La nuova aerostazione sorgerà a Nong Ngu Hao, nella
provincia di Samut Prakarn, a 25 chilometri ad est di Bangkok ed occuperà
un’area di 3100 ettari. La torre di controllo, 132 metri, sarà una delle più alte
al mondo e le due piste parallele di 3,7 chilometri consentiranno un traffico
di 76 voli l'ora. Il volume di passeggeri, che potrà essere gestito attraverso
questa nuova struttura, raggiungerà in breve tempo i 45 milioni di passeggeri,
ovvero quasi 3,5 volte il volume annuo del 2005 di Roma Fiumicino, e 5 volte
più di Milano Malpensa. Naturalmente non sono mancate le difficoltà. Infatti il
contesto economico e politico del paese insieme all’aumento dei costi del
lavoro, hanno costretto la "New Bangkok International Airport",
società costituita nel 1996 per la costruzione dell’areostazione, ha rimandarne
l’apertura diverse volte.fm
Fonte: Ansa
L'Ass. Calmomattino lancia la sua nuova rubrica sulla cucina
coreana
La cucina coreana è ancora poco conosciuta in Italia,
rispetto ad altre cucine asiatiche. Dietro i numerosi luoghi comuni sulla
cucina di questo paese, però, si
nasconde un nuovo mondo di sapori esotici, che sono molto particolari e diversi
da quelli cinesi o giapponesi.
La nuova rubrica ha
come obiettivo la conoscenza di uno degli aspetti fondamentali della cultura
coreana. Conoscere infatti la cucina di un paese è come compiere un viaggio nel
paese stesso.
La rubrica è curata
da YoungMi Lee, che ha già pubblicato in Corea diversi libri e articoli sulla
cucina coreana ed italiana ed attualmente risiede in Italia dove frequenta il
Master di "Storia e Cultura dell'Alimentazione" presso l'Università
di Bologna.
La rubrica sarà costantemene aggiornata e si potrà
accedere da qui
http://www.calmomattino.it
Cina: boom dei prodotti miracolosi
In Cina è corsa ai “prodotti miracolosi”. C’è chi vuole
perdere peso, chi desidera un aumento della taglia del seno o chi semplicemente
vuole rinfoltire la sua chioma. La soluzione a tutti questi problemi viene
dalle radio e dalle tv che giornalmente trasmettono, fino alla nausea,
pubblicità di creme, gel e spazzole prodigiose che regolarmente disattendono le
aspettative dei loro acquirenti. Proprio per questo in una direttiva congiunta
le autorità dell'industria e del commercio, assieme all'amministrazione di
radio e tv, hanno “censurato” gli spot incriminati, in realtà con un accordo
con gli stessi produttori, fino a data da stabilirsi. In effetti in questi
spazi pubblicitari venivano enfatizzati gli effetti di questi prodotti e “tutto
questo nuoce ai diritti dei consumatori e mina la credibilità dei media», si
legge ancora nella nota della direttiva. La decisione di bloccare le pubblicità
nasce da un precedente in cui alcune centinaia di donne, dopo aver utilizzato
un gel che prometteva due taglie di seno in più, avevano accusato problemi alla
vista.FM
Fonte Ansa
Amnesty "condanna" Microsoft, Google Inc e Yahoo Inc
Pur di far affari
hanno violato la Dichiarazione universale sui diritti umani. Sono queste le
accuse mosse da Amnesty International nei confronti delle tre società. Infatti "tutte e tre le compagnie, in un
modo o nell'altro, hanno facilitato o stretto accordi per censurare la rete in
Cina" affermano i responsabili dell’organizzazione che da tanti anni si
batte per il rispetto dei diritti umani. I tre colossi dell’informatica
avrebbero dimostrato “di ignorare le loro stesse politiche aziendali. Hanno fatto
promesse... che non hanno mantenuto di fronte all'opportunità di investire in
Cina" recita il rapporto di Amnesty. Solo Yahoo ha cercato, con una
dichiarazione a Reuters, di giustificare le proprie strategie di mercato
affermando di poter “incidere di più avendo una limitata presenza e una
crescente influenza che non operare del tutto in un paese". Per il momento
invece Google e Microsoft tacciono.FM
Fonte:Reuters
Giappone contro tutti
Il Giappone è sempre più solo. E non è solo la Corea del
Nord, causa della crisi missilistica dei giorni scorsi, a preoccupare
l'esecutivo guidato da Junichiro Koizumi, ma anche Seul, Pechino e Mosca.
I rapporti con Pyongyang, nonostante tra i due paesi non
esistano relazioni diplomatiche ufficiali, sembravano, dopo l’accordo sulla
moratoria contro la proliferazione missilistica del 2002, basati sul reciproco
rispetto. Fino a quando la scorsa settimana il regime nordcoreano non ha deciso
di testare 7 missili fra cui un 'Taepodong' a lunga gittata teoricamente in
grado di raggiungere gli Stati Uniti. Fortunatamente l’esperimento non ha avuto
conseguenze tragiche. Il Giappone però sembra non aver gradito l’ennesima
bravata di Kim Jongil, leader nordcoreano, e ha presentato una risoluzione
all’ONU, che in ogni caso ha deciso di attendere gli sforzi diplomatici in
corso.
Intanto, però, la Cina ha inviato una delegazione a
Pyongyang. Manifestando al mondo intero le sue posizioni filo-nordcoreane e per
sopratutto quelle anti-giapponesi. Facendo intendere che fino a quando la
questione storica del santuario di Yasukuni, dove il primo ministro Koizumi, in
modo provocatorio, ha più volte reso omaggio a 14 criminali di guerra,
rimarrà aperta, non ci sarà la
possibilità di un riavvicinamento tra le due super potenze asiatiche. Infatti è
dal 2002 che i rispettivi capi di Stato dei due paesi non si scambiano visite
ufficiali.
Ma non sono solo Corea del Nord e Cina a creare dei
grattacapi al Giappone. La Corea del Sud, infatti, approfittando
dell’esperimento balistico nordcoreano, ha sconfinato, con una nave
oceanografica, il confine della zona economica esclusiva giapponese. Ricordando
al Giappone vecchie questioni irrisolte, ovvero la disputa sulle isole
Takeshima\Dokdo. Anche sul versante russo il paese del sol levante fatica a
stabilire relazioni diplomatiche. Infatti le rivendicazioni nipponiche sulle
isole Curili meridionali, occupate da Mosca dopo la seconda guerra mondiale,
mantengono i rapporti tra i due paesi sempre molto freddi. Ormai il Giappone
sembra isolato. L’esecutivo è in crisi e così Koizumi corre da Bush.
Thailandia, vani tentativi di riappacificare il sud del
paese
Da diverso tempo nel sud della Thailandia si sta combattendo
una vera e propria guerra. Musulmani da una parte e forze governative
dall’altra. Di rado gli scontri tra le due “fazioni” avvengono in modo diretto.
Esecuzioni sommarie e di massa ai danni della popolazione mussulmana delle
regioni di Yala, Pattani e Narathiwat sono perpetuate regolarmente dalle forze
governative, preferiscono, invece, gli attentati dinamitardi i cosiddetti secessionisti.
Nel paese dai mille volti, nel paese del sorriso, come molti
lo amano chiamare, la situazione è molto tesa. Qualche mese fa il ministro
degli interni, Chidchai Wannasathit, aveva deciso di indagare sulla sparizione
di diverse persone e/o sui maltrattamenti da esse subite, causati dalle forze
di sicurezza in seguito all’intensificarsi dei controlli nell’estremo sud.
Lo stesso ministro smentiva che l’intelligence tailandese
avesse informato la polizia del pericolo di un attentato con autobomba a
Bangkok. Di certo la paura c’è e la situazione è molto tesa.
Il 27 giugno a Yala ci sono stati ben quattro attentati.
Sette le vittime. Il primo ordigno è esploso al passaggio di un camion scortato
da militari. Un soldato è morto e
quattro musulmani che prestavano servizio di scorta come volontari sono
sopravvissuti all'esplosione, ma sono stati poi assassinati con colpi di
pistola da una ventina di guerriglieri. Il secondo ordigno piazzato sempre
lungo la strada, doveva servire a impedire l'arrivo dei soccorsi.
Fortunatamente la deflagrazione non ha avuto effetti. La terza bomba è stata
collocata davanti la casa di un funzionario del governo. Nessun ferito,
funzionario illeso. Un quarto ordigno, invece, e' stato scoperto dagli studenti
davanti a una scuola di Narathiwat, ma gli artificieri l'hanno disinnescato in
tempo. Nello stesso luogo, due musulmani sono stati uccisi da killer a bordo di
un auto. Così ogni giorno la Thailandia conta i suoi morti. E ci accorgiamo che
forse uno di quei mille volti non sorride più.
17 anni fa il massacro di Piazza Tiananmen
di Violetta Ravagnoli
Lo scorso mese per la prima volta e’ stato pagato un
risarcimento alla madre di Zhou Guocong, uno dei tanti giovani uccisi a piazza
Tiananmen nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989.
Ricordiamo quell’evento nella nostra frenetica corsa verso
la Cina.
Nonostante il pagamento possa essere il simbolo di una
qualche micro-asserzione di responsabilita’ da parte del govero, non una parola
su Tiananmen. Su nessun giornale cinese viene toccato l’argomento. Ogni tipo di
commemorazione viene bloccata alla proto-radice. I familiari delle vittime
vengono minacciati e controllati.
Dopo 17 anni, la Cina delle Olimpiadi, la Cina del WTO, la
Cina superpotenza pronta ad intercedere nei dialoghi con l’Iran, preme per la
fine dell’embargo europeo sulle armi, embargo iniziato proprio per quell’evento
di cui ancora non si riconosce responsabile.
Ci sono persone che stanno ancora pagando per il solo fatto
di essere stati studenti che per un mese nel 1989 (le manifetsazioni erano
iniziate a maggio) hanno creduto che le cose potessero davvero cambiare. Molti
pero’ non hanno scontato pene durante gli scorsi 17 anni perche’ sono stati
eliminati in quella stessa tremenda notte di cui e’ ancora vietato parlare.
La manifestazione si tenne a Piazza Tiananmen, che
letteralmente significa ‘porta della pace celeste’; nella piazza c’e’ la porta
di entrata della “citta’ proibita”, la parte della corte imperiale dove
risiedeva l’imperatore, la zona simbolo della potenza del figlio del cielo,
inavvicinabile e divino. Delegazioni di paesi tributari arrivavano da ogni dove
per rendere omaggio all’imperatore. L’apertura della porta della ‘pace celeste’
era l’inizio di una serie infinita di riti che portavano al finale incontro con
il magnanimo sovrano. L’imperatore rappresentava ricchezza, potere, arte,
bellezza e generosita’. Per coloro a cui Tiananmen si apriva erano assicurati
pace, benessere e felicita’, nel rispetto della grandezza dell’imperatore
celeste.
Gli studenti, i professori, i passanti, i curiosi del giugno
1989 probabilmente non hanno rispettato l’autorita’ del partito-imperatore. Per
loro porta Tiananmen, la porta della pace celeste, non si e’ aperta.
Il Potere del consumatore cinese
La Cina ed il fenomeno dell’acquisto di gruppo “团购”,
tuangou o team buying
E’ successo a Canton. In un pomeriggio circa 500 consumatori
si sono radunati davanti ad un centro commerciale dedicato alla vendita di
prodotti ad alta tecnologia. Sono giunti in massa in una data e ad un’ora ben
precisa, il 16 giugno alle 4 del pomeriggio. Qualcuno potrebbe parlare di
strane coincidenze, ma in realtà si erano accordati in precedenza
“incontrandosi” su siti come www.51tuangou.com e www.teambuy.com.cn. In questi
portali basta essere registrati per poi avere la possibilità di partecipare a questi
grandi appuntamenti dediti allo shopping. Questo metodo, proprio di un
“consumatore molto aggressivo e consapevole” è chiamato team buying o tuangou 团购:
l’acquisto di gruppo. Tale comportamento si basa sulle regole del
mercanteggiare: più si è più si possono ottenere sconti sul prezzo finale o in
percentuale. Nel caso di Canton queste persone sono riuscite ad ottenere sconti
dal 10 al 30% su prodotti come telecamere, DVD e monitor LCD. Con lo stesso
metodo molti di loro hanno addirittura ammesso di aver comprato “in massa”
appartamenti e che dovevano ora trovare il modo di arredarli sfruttando
ovviamente la stessa tecnica.
Contrattare sul
prezzo può sembrare strano per un occidentale, in particolare per un
anglosassone e, da questo punto di vista, è comprensibile la loro reazione
davanti a tale comportamento. Infatti The Economist definisce questo
atteggiamento estremamente “aggressivo” e manifesta perplessità quando si
tratta di una “massificazione” di un fenomeno tradizionalmente millenario per
la Cina.
I cinesi sono famosi per la loro abilità nel mercanteggiare
e, trovando difficoltà ad avere la meglio presentandosi come singoli
consumatori in un centro commerciale, hanno adottato una tecnica di massa per
riuscire ad acquistare a prezzi convenienti.
Fonte: The Economist
Promesse cinesi
Solo lo scorso anno ci sono stati 3,341 incidenti nelle
miniere di carbone che hanno causato la morte di 5,986 persone. La Cina ha
deciso di voltare pagina. Infatti entro il 2007 le miniere con una produzione
annuale inferiore alle 30,000 tonnelate annue chiuderanno. Ad una video
conferenza, Zhao Tienchui, direttore dell'ufficio pubblico sulla sicurezza
nelle miniere di carbone, ha detto che il settore va riformato, incoraggiando
le grandi società che ne gestisco l'estrazione, più sensibili e attente alle
problematiche sulla sicurezza nel lavoro, a rilevare quelle più piccole, dove
si verificano la maggior parte delle disgrazie.Fm
Fonte: Xinhua