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Se vi siete mai chiesti quale possa
essere la residenza ideale degli “Angeli” sul nostro pianeta e non avete mai
trovato risposta e se avete provato a dare una risposta cercandoli in qualche
luogo irraggiungibile, paradisiaco del nostro mondo, beh vi siete sbagliati!
Per dare una soluzione ai vostri
quesiti, dovrete raggiungere la capitale della Thailandia e dopo essere
sbarcati dal vostro aereo e superato i controlli (degni del film “Fuga di
mezzanotte), chiedete a qualsiasi passante che incroci il vostro cammino.
Krunthep Inn (Città degli Angeli): così è conosciuta Bangkok dal popolo
thailandese.
Alcuni scrittori, giornalisti,
viaggiatori temono che questi spiriti celesti abbiano, già da tempo,
abbandonato al suo destino questa grande megalopoli.
Bangkok è una città con più di 10
milioni di abitanti, dove l’ aria inquinata, il traffico e il suo
sviluppo avvenuto senza un piano urbanistico ponderato, oltre a vari problemi
di natura sociale, farebbero inorridire ambientalisti, automobilisti,
architetti occidentali.
Bangkok è caos, disordine,
irrazionalità. Sono questi gli aspetti che caratterizzano una città difficile
da capire. Per conoscerla bisogna essere disposti a cambiare modo di pensare,
di ragionare per logica, conoscerla significa andare oltre le cose tangibili e
visibili, significa conoscere quegli angeli che la proteggono. Conoscere
Krunthep Inn porta a mettere in discussione filosofie di vita, ad organizzarsi
a livello mentale in modo “particolare”, a stravolgere concetti e a
declassarli. Apprezzare Bangkok significa andare oltre quei canoni di estetica
urbana. Altrimenti si viene respinti, rifiutati, ci si ritrova fuori da quel
percorso che porta alla vera essenza della città.
Incomprensibilmente sono proprio i
problemi di Bangkok legati al suo sviluppo insieme all’ “americanizzazione” e
alla “nipponizzazione” della città che hanno finito per preservare una cultura
e una tradizione che si mantiene ancora oggi e ancor più viva rispetto ad
alcuni luoghi meno turistici del Paese in cui sono, invece, andate perdute.
Per questo voglio “ringraziare”
il turismo di massa, perché non conosce Bangkok e permette invece a “noi” di
scoprirla, di imbatterci in “angeli” e… “acchiappamorti”. Gli acchiappamorti
non sono creature ultraterrene, ma persone in carne e ossa, che sostando presso
gli incroci più a rischio della città, hanno l’ingrato compito di ricomporre
cadaveri che hanno subito mutilazioni in seguito a gravi incidenti. Se non lo
facessero lo spirito del defunto vagherebbe creando molti “problemi”.
Bangkok è modernità e tradizione
(fortemente radicata soprattutto in quelle zone, 80% dell’intera città, poco
battute dai turisti). Il loro contrasto (estetico e sociale) si manifesta in
modo evidente, quasi invadente. Il loro significato più profondo viene
percepito e intuito solamente dal momento in cui entriamo in sintonia con la
città, nello stesso momento in cui ambientalisti, automobilisti e architetti
occidentali non inorridiscono più.
Bangkok è una città che non finisce mai
di stupire, che non finirà mai di creare confusione alla logica occidentale del
“fortunato” viaggiatore.
Bangkok non è una città come le altre,
perché a Bangkok si nasce e si muore tra “angeli” e “acchiappamorti”.
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