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Cina: laghi e fiumi inquinati. Salute a rischio

Asiatica

Solo lo scorso anno ci sono stati più di 1.463 "disastri" ambientali (alcuni non accidentali), dovuti nella maggior parte dei casi alla noncuranza delle aziende cinesi, che hanno inquinato più di 94 mila ettari di aree destinate alla pesca. I danni sono stati di 243 milioni di yuan, secondo quanto riportato dal dipartimento per la Protezione Ambientale (SEPA) e dal ministero dell’Agricoltura.
Zheng Lijun, direttore del SEPA, molto preoccupato dalla criticità della situazione, ha deciso di monitorare costantemente laghi e fiumi, risorse indispensabili per tutta la popolazione.
Iniziative importanti sono state già adottate nel lago Taihu (il terzo lago più grande della Cina), nella provincia del Jiangsu, famoso soprattutto per essere stato invaso da alghe misteriose a causa delle quali due milioni di persone sono rimaste senz’acqua per un bel pò di tempo. Si vocifera che ora sia stata vietata qualsiasi attività industriale nelle vicinanze del bacino.
Analoghe drastiche iniziative sono state prese per tutelare il lago Chaohu anch’esso troppo inquinato.
Il governo di Pechino sembra deciso ad affrontare con la dovuta determinazione il problema. Entro il 2010 è prevista una riduzione del 10% di tutti quei veleni che vengono giornalmente riversati nei fiumi e nei laghi mettendo a rischio la salute della popolazione.
Coerentemente con la politica ambientalista che il governo cinese sta intraprendendo, il SEPA ha deciso di indagare anche su un progetto ferroviario a Shanghai, già approvato dalla Commissione Sviluppo e Riforme lo scorso marzo, che ha detta di molti avrebbe un impatto ambientale devastante.
Insomma le leggi che tutelano il territorio ci sono. Bisogna solo farle rispettare.


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