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IL MISTERO DEI MORTI CINESI? ECCO LA RISPOSTA

Pubblichiamo la lettera di risposta, inviata a “la Repubblica” e scritta dai rappresentanti dell’ass. AssoCina, all’articolo pubblicato sulla sezione romana de “la Repubblica” il 22 febbraio 2006 e scritto da Federica Angeli dal titolo “Il mistero dei morti cinesi”.

La lettera risponde esaurientemente, con tanto di dati pervenuti dai comuni di riferimento, alla problematica relativa all’esiguo numero di decessi di cittadini cinesi in Italia.

"Gentile redazione de La Repubblica,

siamo un gruppo di ragazzi cinesi di seconda generazione, nati o cresciuti in Italia, che ha trovato espressione in un progetto chiamato AssoCina. Ciò che ci unisce è un sentimento comune di appartenenza tanto all'Italia quanto alla Cina, lo stesso che ci ha fatto sentire offesi e delusi nel leggere l'articolo comparso sulla sezione romana del vostro giornale il 22 Febbraio riguardo alla nostra comunità. L’articolo in questione tratta l'argomento della morte di un essere umano in un modo veramente irrispettoso nei nostri confronti.
Non siamo bestie che speculano sul ricordo dei nostri cari, né improvvisiamo camere ardenti per nascondere tale evento e riciclare i documenti dei defunti.
In Cina il funerale è un evento sacro e viene accompagnato da solenni rituali tipici della tradizione cinese. Tuttavia, è una cerimonia che non viene praticata in Italia per diversi motivi. Uno di questi è rappresentato dalla difficoltà nell' organizzare un momento del genere in terra straniera affrontando, nel dolore, inevitabili problemi di carattere linguistico e burocratico. Un altro motivo che ci spinge a contenerci è il timore di un possibile scontro con la comunità ospitante, di fronte a un rituale così invasivo, fatto di lunghe preghiere, marce su strada accompagnate da bande musicali, frastuono di petardi, focolai di "denaro dell'aldilà" che secondo le usanze cinesi portano benessere nella vita ultraterrena etc.

L'ipotesi condivisa da Federica Angeli, autrice dell’articolo, sul fatto che i cinesi improvvisino camere ardenti clandestine per cremare le salme e riciclarne i documenti è quanto di più fantasioso e denigratorio mai rivolto ad esseri umani che, anche se stranieri, secondo la costituzione italiana, dovrebbero avere pari dignità sociale. Ed è questo ciò che chiediamo.
Il fatto che vi sia un esiguo numero di decessi di cittadini cinesi trova spiegazione in fattori culturali e fattori oggettivi.
I primi sono quelli che la giornalista definisce "leggende", dimostrando ignoranza e poca sensibilità nei confronti dell'abitudine diffusa tra gli immigrati di prima generazione di tornare nella propria terra d'origine per trascorrere gli ultimi anni della propria esistenza. Ciò è umanamente comprensibile.

I secondi sono evidenziati dalla bassa età media della popolazione cinese in Italia, come si può chiaramente desumere dai dati allegati in riferimento alle città in cui vi è una rilevante presenza cinese.
L’età media dei cinesi residenti a Roma alla data del 31/12/05 è infatti di circa anni 30, mentre quella di Prato e Milano si aggira intorno ai 28 anni (dati aggiornati al 31/12/04). A Roma i residenti cinesi con più di 55 anni rappresentano il 6% del totale, mentre a Milano e a Prato costituiscono solo il 3%. Le fonti a cui ci siamo riferiti sono pervenuti dai rispettivi comuni delle tre città prese in considerazione.

Oltre alla vecchiaia, come per tutti gli esseri viventi, si muore anche a causa di incidente o malattia. In questo caso, dove per ovvie ragioni non è stato possibile il rimpatrio preventivo, le ancora poche persone decedute prendono dimora nei cimiteri italiani. Ricordiamo inoltre, che non ci sono cimiteri solo a Roma: una esemplificazione è rappresentata dai cimiteri di Prato, città con la percentuale più alta di cinesi per abitante. Qui vi sono alcuni nostri connazionali che cercano di prendersi il meritato riposo, in pace, sperando che nessuno si lamenti di questa “invasione”, seppur ancora irrilevante. Recentemente, un dossier del Tg2 ha svelato tombe di cinesi anche a Barge.
Può capitare altresì che i defunti vengano rimpatriati, alla pari di quanto può succedere ad un qualsiasi italiano morto in terra straniera. Infatti, non è raro che le associazioni cinesi, tramite l'aiuto dei propri compaesani, si attivino nella raccolta di denaro per trasferire un defunto senza parenti in Italia, verso la terra d’origine. Qui familiari ed amici, in presenza del corpo di chi s’è ne andato prima di loro, possono confortare il proprio dolore con la preghiera.

Quanto all’immortalità, possiamo solo rispondere, con un filo di sorriso sulle labbra, che siamo sì fieri della medicina tradizionale cinese, la quale ha rimedi per le malattie più disparate, ma purtroppo non contempla ancora l'opportunità di fabbricare l'elisir di lunga vita. Se mai un giorno la giornalista, in uno dei suoi tanti reportage ed indagini approfondite, venisse a conoscenza dell'infuso magico, ce lo comunichi in primis, cosicché il mito del cinese immortale diventi una bellissima realtà.

Tutto ciò che abbiamo riportato fin qui, scritto con remore e rispetto, è la realtà più logica e umana, e non deve essere infangata da illazioni fantasiose di chi ha la responsabilità di fare informazione: non su questi argomenti! Il vostro articolo non sostiene una verità oggettiva, ma una chiara offesa che può costituire pretesto per ideologie discriminatorie e razziste. In un momento di così difficile convivenza tra culture diverse, ciò fomenta solo odio da ambedue le parti.
Noi crediamo nell'integrazione come a un atto dovuto verso il Paese che ci ospita, e a parte gli occhi a mandorla, la pelle giallastra, ci sentiamo molto italiani e vogliamo continuare a vivere nel bel paese. L'integrazione di noi stranieri è una necessità per entrambe le comunità e non deve essere ostacolata ingiustamente da una disinformazione tanto diffamatoria.
Nella speranza che possiate considerare anche la nostra voce come parte costituente e rilevante della realtà dei fatti e continuando a credere nel vostro giornale come luogo di espressione di tale oggettiva verità, vi ringraziamo per la vostra attenzione.

AssoCina - Associazione Cinesi di Seconda Generazione. www.associna.com

Ps. Zhejiang si scrive con la “i”, ed è una regione cinesi che negli ultimi anni si è sviluppata in modo esponenziale. Invitiamo la giornalista , qualora non lo avesse già fatto, a intraprendere un viaggio nel nostro luogo d’origine, così che si possa informare meglio."

Ringraziamo l’associazione per averci dato il permesso di pubblicare l’articolo in questione che è consultabile sul sito dell’ass. AssoCina  Qui