a cura di
Kyo Sa 3° DAN Simone Dilettuso
Leggendo gli scritti classici dei
Grandi Maestri si può evincere quando non espressamente detto che nella pratica
delle Arti Marziali è fondamentale lo Spirito di Combattimento espresso dalla
determinazione dell’allievo nel voler progredire affrontando gli ostacoli che
gli si presentano di volta in volta nel suo percorso di artista marziale, per
poi superarli.
In merito a questo argomento vorrei
indicare alcuni elementi della strutturazione dell’addestramento che riguardano
lo Spirito di Combattimento, come ad esempio le regole di comportamento
all’interno del nucleo di aggregazione sociale costituito dal “Dojan” (luogo
dove si praticano le Arti Marziali), considerate un valido strumento formativo
dell’allievo nell’ambito delle relazioni al di fuori della Scuola.
L’elemento focale in questo caso è
l’attenzione posta dallo studente nel rispettare le suddette regole durante
tutta la durata della lezione, ciò gli insegna ad esercitare l’auto controllo,
a protrarre la capacità di mantenere la vigilanza mentale e gestire le
emotività che con la stanchezza affiorano in modo più preponderante.
Un altro elemento focale è la pratica
degli Hyong, una serie preordinata di movimenti che simulano difese e attacchi
provenienti da svariate direzioni e portate da uno o più avversari, che sono
ritenuti a giusta ragione il nucleo fondamentale (insieme allo Spirito di
Combattimento) delle Arti Marziali. L’ideogramma che indica questo termine
rappresenta la grata posta su alcune finestre e si riferisce all’ombra che
proietta all’interno della stanza quando investita da una fonte d’illuminazione
esterna, indicando la funzione di modello o stampo che in questo caso esplica.
In italiano viene tradotto con il termine “Forma”. Se eseguite al termine di
una sessione d’allenamento pesante, sforzandosi di eseguire ogni movimento con
efficacia (Kim Ciò Ciung) immedesimandosi in una situazione di combattimento
reale, oltre a risultare un ottimo esercizio fisico, le forme aiutano il
praticante a rinforzare la volontà e a far emergere lo Spirito di
Combattimento.
Per comprendere meglio questo concetto
si può fare un analogia con l’allenamento per l’incremento della forza
muscolare per mezzo del sollevamento di carichi massimali per aumentare la
sezione muscolare. Ci vuole forza di volontà per superare l’inerzia all’inizio
del movimento aumentando di volta in volta i carichi di lavoro. Per allenare il
corpo è necessario seguire un corretto programma di allenamento intervallando
le serie di ripetizioni con periodi di riposo e tra un allenamento e l’altro e
la corretta alimentazione, per permettere all’organismo la supercompensazione
che è il prodotto finale dell’allenamento stesso. Allo stesso modo durante la
lezione vanno individuati i momenti più idonei per un allenamento equilibrato
della forza di volontà al fine di evitare il sovraffaticamento dell’organismo,
e il rischio di stress che in casi estremi può portare anche al deperimento
fisico o alla depressione psicologica.
Quindi abbiamo determinato gli
strumenti che le Arti Marziali tradizionali forniscono ai praticanti nella
formazione e nello sviluppo contemporaneo dell’aspetto psico - fisico, prerogativa
delle stesse. Come per tutti gli strumenti, la pratica delle Arti Marziali
garantiranno il raggiungimento del risultato prefissato solo attraverso
l’intenzionalità o la volontà di chi se ne avvale.
Nella pratica lo Spirito di
Combattimento è espresso dalla esecuzione delle tecniche con forza esplosiva,
equilibrio e armonia dei movimenti. Da un punto di vista psicologico,
nell’ambito delle interazioni sociali, da un atteggiamento propositivo volto al
continuo miglioramento personale e dell’ambiente che lo circonda
riappropriandosi quindi della propria individualità in maniera sana per trovare
l’ armonia ("Wa" in giapponese) con se stessi prima e con il contesto
esterno poi.
Nel confronto con gli altri, specie se
con esiti negativi, dalla capacità di mettersi in discussione e trarre
insegnamenti dai propri errori. Nella difesa personale dalla capacità di
proteggere la sua sfera personale vanificando gli atti di coercizione senza
invadere a propria volta quella altrui, sapendo risolvere i propri conflitti interiori
e quindi di essere disposti “a spostarsi di un passo a lato” se necessario, per
evitare lo scontro.