Rivolte nello Xinjiang. Contadini sfruttati e malmenati
Cina: la provincia autonoma dello Xinjiang, a
nord-ovest del paese, patria degli uiguri (minoranza etnica musulmana), torna
sulle cronache dei giornali cinesi, perlomeno quelli di Hong Kong. Secondo un
comunicato stampa diffuso dal Centro per i diritti umani e la democrazia
dell’ex colonia inglese 40 persone sono state ferite durante alcuni scontri tra
polizia e manifestanti, mentre 25 sono state fermate, senza però essere
arrestate. Ma veniamo ai fatti. Nella regione di
Suxingtan, nello Xinjiang appunto, la situazione è molto preoccupante. La Construction and Production Corps,
un'organizzazione paramilitare formata da ex-militari dell' esercito cinese e
sostenuta dal governo locale, possiede diversi terreni coltivati a cotone e
tutti i contadini della zona sono costretti a vendergli, a prezzi irrisori, i
propri raccolti (di cotone). Alcuni giorni fa alcune centinaia di mezzadri
hanno deciso di porre fine a questa ingiustizia e hanno deciso di vendere il loro
cotone al dettaglio. La risposta del Cpc alla protesta è stata quella di limitare
gli spostamenti degli agricoltori, attraverso dei posti di blocco, per impedire
che potessero distribuire il loro raccolto. La reazione dei vessati non si è
fatta attendere. Sembra infatti che dei check-point del Cpc siano stati presi d’assalto.
Diversi i dimostranti feriti e contusi. Alcuni sono stati fermati e schedati.
Non ci è dato sapere a quale etnia appartengano i “ribelli”, anche se sarebbe molto
interessante. Ad ogni modo la situazione, per ora, sembra essere tornata alla
normalità. Infatti la Construction and Production Corps continua a sfruttare i
poveri contadini e sembra che sia l’unica organizzazione paramilitare
sopravvissuta alle riforme degli anni ottanta. In passato “corpi” del genere
venivano impiegati nelle zone dove l’influenza del governo centrale non era
molto forte. Lo Xinjiang sicuramente è una di queste. Fonte Ansa
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